Venezuela, destra e sinistra in piazza per i 203 anni di indipendenza

 

 Geraldina Colotti, 6 luglio 2014,  “Il Manifesto“

 

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 In Vene­zuela, 15 anni di governo cha­vi­sta hanno abi­tuato i cit­ta­dini a un rap­porto non rituale con i sim­boli e le ricor­renze sto­ri­che. Ogni data, è un’occasione per scen­dere in piazza: a sini­stra, se si è scelto di stare con le cami­cie rosse, a cui il popolo vene­zue­lano con­ti­nua a dare la mag­gio­ranza. A destra, si è pre­fe­rito acco­mo­darsi nell’ampia coa­li­zione di oppo­si­zione – la Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) -, che va dal centro-sinistra della IV repub­blica, all’estrema destra, a ex marxisti-leninisti frastornati.

Ieri, il paese ha festeg­giato i 203 anni dalla firma dell’indipendenza. L’opposizione ha cer­cato di por­tare in piazza i suoi con un’iniziativa in diverse parti del paese, deno­mi­nata «Lava la ban­diera». Una mani­fe­sta­zione con­tro «la cor­ru­zione e la repres­sione», che però ha avuto scarso seguito. La deva­stante onda azio­nata dalle pro­te­ste vio­lente con­tro il governo, scop­piate il 12 feb­braio, si è andata esau­rendo. La Mud è divisa tra oltran­zi­sti, media­tori e avvol­toi che aspet­tano il cada­vere dell’economia socia­li­sta, dopo averne stre­mato tutte le leve. I neo­li­be­ri­sti come il pre­si­dente di Fede­ca­ma­ras (la Con­fin­du­stria), Jorge Roig, hanno accet­tato il dia­logo con il governo spe­rando di pesare sulle scelte eco­no­mi­che di Maduro.

Ieri, Roig ha detto che gli impren­di­tori hanno ter­mi­nato un docu­mento di «rac­co­man­da­zioni per miglio­rare l’economia del paese: le imprese pub­bli­che – ha affer­mato — non fun­zio­nano per­ché sono state espro­priate e mal gestite e le imprese pri­vate non rie­scono a pro­durre». Intanto, il governo con­ti­nua a seque­strare ton­nel­late di ali­menti desti­nati ad essere ven­duti a caro prezzo al mer­cato nero. Intanto, gli oltran­zi­sti con­ti­nuano a chie­dere «la salida», la cac­ciata di Maduro dal governo. «Più peg­giora la situa­zione, più pos­siamo spe­rare in un cam­bia­mento», ha detto la ex depu­tata filo-Usa, Maria Corina Machado.

La fon­da­trice della Ong Sumate (una delle più accu­dite dal Pen­ta­gono) è al cen­tro di un’inchiesta per ten­tato golpe e per ten­tato omi­ci­dio del pre­si­dente. Con lei, vi sono diverse figure di oppo­si­zione (impren­di­tori, fac­cen­dieri, un ex gover­na­tore) e anche un amba­scia­tore Usa. In que­sti giorni, il pre­si­dente del Par­la­mento, Dio­sdado Cabello, ha anti­ci­pato l’esistenza di altri tre man­dati di cattura.

La Mud ha difeso i suoi, gri­dando alla mon­ta­tura. Nella coa­li­zione, in molti (come l’ex can­di­dato alla pre­si­denza, Hen­ri­que Capri­les) pen­sano però soprat­tutto a col­ti­vare il pro­prio orti­cello, con un occhio alle ele­zioni legi­sla­tive del dicem­bre 2015. «Dob­biamo rilan­ciare i comi­tati locali e lavo­rare in armo­nia con i con­si­gli comu­nali», ha detto ieri Anto­nio Ecarri, vice­pre­si­dente di Accion Demo­cra­tica (Ad, il cen­tro­si­ni­stra dalla IV Repub­blica). Al con­tempo, Ad ha pre­ci­sato di essere a fianco di Volun­tad popu­lar, il par­tito della destra che ha con­vo­cato la mani­fe­sta­zione di ieri e il cui lea­der, Leo­poldo Lopez, si trova in car­cere come man­dante delle vio­lenze di piazza.

Ecarri ha anche tuo­nato con­tro l’arrivo in Vene­zuela dell’economista cubano Orlando Bor­rego – figura sto­rica e amico del Che Gue­vara – come con­su­lente del governo boli­va­riano. Maduro ne ha dato l’annuncio mar­tedì durante il suo pro­gramma radio-televisivo set­ti­ma­nale. Una rispo­sta al furi­bondo dibat­tito scop­piato dopo il docu­mento di Jorge Gior­dani, ex mini­stro della Pia­ni­fi­ca­zione, mae­stro di Hugo Chavez.

Gior­dani ha accu­sato il governo di por­tare a destra il socia­li­smo vene­zue­lano e ha pun­tato il dito con­tro certi «con­su­lenti fran­cesi», pare legati a un azio­ni­sta di Le Monde. Maduro, prima ha redar­guito «i pic­coli bor­ghesi che cer­cano di con­fon­dere il popolo», poi ha teso la mano, citando Mao e le «con­trad­di­zioni in seno al popolo».